Tahar Ben Jelloun Bifest

Cinema, Sud, Mediterraneo. Dialogo con Tahar Ben Jelloun

di Maria Antonietta Mastropasqua

L’intervista allo scrittore francomarocchino. Dolore e luce di questo tempo

Intervistato come presidente della Sezione Meridiana del Bif&st– che vede il Mediterraneo come ponte tra culture – Tahar Ben Jelloun parla della realtà di questo mare, che è divisione. Racconta di un Mediterraneo che è «il cimitero più grande», teatro di una tragedia – 30mila morti in 20 anni – che «si sarebbe potuta evitare, ma purtroppo le politiche dell’immigrazione…»; racconta di due sponde opposte, una ricca e poco popolosa, l’altra povera e densamente popolata.

Tahar Ben Jelloun è uno scrittore, saggista, poeta, ma anche pittore. Questa settimana è ospite a Bari in occasione del Bif&st, il Bari International Film Festival, e presiede la giuria di una delle sezioni della kermesse cinematografica, il Concorso Meridiana. È – nell’atteggiamento – consapevole di essere una celebrità, ma se lo può permettere: dopo Antoine de Saint-Exupery, padre de Il Piccolo Principe, è l’autore francofono più tradotto al mondo; corre per il Nobel – è stato menzionato più volte –, e con Notte Fatale ha vinto il Premio Goncourt, il riconoscimento letterario francese più prestigioso. È un grande appassionato di cinema, e il cinema è stato per lui la prima strada verso la scrittura. «Ho imparato a scrivere guardando i film» ha dichiarato. Al cinema, da ragazzino, analizzava le pellicole, studiava come raccontare una storia, come costruire una trama.

Tahar Ben Jelloun è tutte queste cose, ma, soprattutto, è un grande osservatore. Osservare con attenzione è anche il ruolo che attribuisce a registi e registe, scrittrici e scrittori: i film, infatti, per Ben Jelloun, sono espressioni che raccontano il mondo e l’umanità così come appaiono agli occhi dei registi. Registi il cui ruolo, come quello degli scrittori, è essere testimoni del loro tempo. «La realtà è sempre più importante della finzione. È molto più forte. È molto più inattesa – riflette lo scrittore – È la realtà l’elemento in comune alla letteratura e al cinema».

Questa sua capacità di osservatore, il suo amore per il cinema, e la prospettiva interculturale che lui stesso porta con sé (nato in Marocco, si è trasferito in Francia a 27 anni), hanno portato Oscar Iarussi – direttore artistico del Bif&st – a sceglierlo a capo della Sezione Meridiana, la novità più interessante del festival di quest’anno. La rassegna, in cui concorrono film di Paesi mediterranei, è intitolata a Franco Cassano, sociologo barese morto nel 2021, e al suo Pensiero Meridiano. Ha al centro il Mar Mediterraneo, e non solo per la provenienza delle proiezioni. Questo mare, infatti, seguendo la strada battuta da Cassano, incarna una filosofia, un pensiero in cui il Sud, anzi i Sud, diventano soggetti del loro racconto autonomo, con categorie e valori diversi rispetto alla narrazione mainstream. Cassano rifiuta l’idea lineare di sviluppo, in cui ogni contesto si misura e si valuta in relazione al Nord, anzi i Nord: i settentrioni dettano i parametri, e il valore di ogni contesto è tanto più alto quanto più si accorcia la sua distanza da loro.

Ma, effettivamente, questi film ce la fanno a narrare una storia diversa, a descrivere la traiettoria del Sud con la voce stessa del Sud? «Abbiamo visto film macedoni, egiziani, spagnoli, greci: è un modo di raccontarci i loro Paesi. – risponde Tahar Ben Jelloun – Questo festival non è solo di film, è anche un festival della realtà di questi Paesi. Un festival come questo di Bari dà l’occasione al grande pubblico di vedere dei film che non vedrebbe altrimenti nelle sale. Perché non sono film mainstream, commerciali»

Film che rappresentano la realtà, il nostro tempo. E come dice Tahar Ben Jelloun: «Dio solo sa quanto il nostro tempo sia gravido di dolore e anche di luce».

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