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L’inchiesta Codice Interno, sul legame tra mafia e politica nel capoluogo pugliese, si è conclusa: tre “tutor” per l’azienda dei rifiuti e sei mesi di relazioni sulle attività di gestione per la società che si occupa di manutenzione urbana
“Prevenzione collaborativa”: questo il meccanismo, previsto dal codice antimafia, che sarà applicato alla società di gestione di rifiuti di Bari Amiu. Lo ha comunicato il sindaco Vito Leccese ieri in conferenza stampa, dopo che – a sua volta – gli era stato notificato dal prefetto Francesco Russo. In concreto, significa che alla ditta saranno affiancati un avvocato e due commercialisti, tutti e tre non pugliesi, che dovranno seguire le attività riorganizzative dell’Amiu per evitare infiltrazioni mafiose. Un tutoraggio, insomma, che durerà un anno.
La decisione arriva a chiusura dell’inchiesta antimafia Codice interno, che nel febbraio 2024 aveva portato a 130 arresti a Bari, tra cui l’ex Consigliere Giacomo Olivieri. Per questo era stata ventilata l’ipotesi di scioglimento dell’Amministrazione. Da marzo a settembre dello scorso anno una commissione nominata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha verificato jha svolto le indagini: escluso lo scioglimento era stato escluso, ma sono state trovate irregolarità nei dipendenti, per vicinanza di alcuni a clan mafiosi.
Le misure hanno riguardato anche la Multiservizi: alla Prefettura la società dovrà inviare per sei mesi dei report mensili sulle attività di gestione più importanti e dei dossier trimestrali sull’efficacia delle iniziative adottate per potenziare la prevenzione antimafia.