L’esito della vicenda iniziata nel 2019 con la diffusione non consensuale di materiale pedopornografico. Oltre alla reclusione anche misure interdittive
Quattro anni di reclusione e pesanti misure interdittive: si è conclusa così la vicenda iniziata il 4 maggio 2019 quando un 20enne aveva manipolato l’amica 13enne inducendola a farsi riprendere in due video nuda diffondendone poi il contenuto.
Il ragazzo, residente in un comune del basso Salento, era stato accusato di pornografia minorile. Secondo una prima ricostruzione sarebbe stato lui a dare indicazioni all’amica su come registrarsi e come compiere atti di autoerotismo davanti alla camera. Una volta ricevuti i filmati li ha poi diffusi ad amici e conoscenti.
Dopo la denuncia dei familiari della vittima, che erano stati informati da una concittadina, non si era trovata traccia del filmato e per questo motivo il Gip ne aveva richiesto l’archiviazione. Il processo è stato invece poi portato avanti grazie alle testimonianze di chi confermava l’esistenza del filmato e della sua diffusione.
Nei giorni scorsi la prima sezione penale del Tribunale di Lecce, presieduta dal giudice Fabrizio Malagnino, ha condannato l’imputato a 4 anni di reclusione e all’interdizione dai pubblichi uffici, dalle scuole e da strutture abitualmente frequentate da minori. Inoltre è previsto un risarcimento immediato dal valore di 15mila euro alla vittima e ai suoi genitori.