Il presidente Fontana difende il primo caso di suicidio assistito della regione e Fdi insorge
Il tema del fine vita frattura la maggioranza in Lombardia: il presidente Attilio Fontana contro Fratelli d’Italia e Vittorio Feltri contro il suo stesso partito (Fdi).
Ieri il governatore della regione, durante l’informativa in Consiglio regionale, ha relazionato e difeso il primo caso di suicidio assistito della Lombardia avvenuto a gennaio. Fontana ha sostenuto che il Comitato etico si è mosso secondo i requisiti della Corte Costituzionale, sulla base della cosiddetta “sentenza Cappato”, e che il farmaco è stato somministrato dall’ospedale e non dal Servizio sanitario regionale.
Questo discorso è stato contornato da un appello al Parlamento affinché si possa regolamentare il fine vita con una normativa chiara: “Tutto ciò a tutela e rispetto dell’umanità e del dolore delle persone. Una normativa chiara, definitiva e certa è innanzitutto una questione di civiltà”.
Un discorso molto scomodo per le fila di Fratelli d’Italia da cui si è levata la polemica specialmente dal Capogruppo Christian Garavaglia: “Su questa tematica le nostre posizioni sono distanti e differenti. Esprimiamo insoddisfazione e amarezza ritenendo che Regione Lombardia si sia spinta troppo in là andando oltre il confine che le compete. La nostra richiesta è che ci si fermi”. Ha inoltre aggiunto che i medici del servizio sanitario non sono tenuti a interpretare le sentenze della Corte Costituzionale e ha concluso dicendo che “la miglior tutela per la Regione crediamo sia quella per la vita, non per la morte”.
La Lega si è mostrata meno ferrea su questo tema. Alessandro Corbetta, capogruppo del partito, ha esplicitamente difeso la libertà di scelta ammettendo che queste decisioni individuali non posso essere vincolate da indicazioni di partito.
Contro Fratelli d’Italia ha rincarato la dose Vittorio Feltri: “Quando si trattò di approvare l’aborto ci fu un referendum, perché non farne uno anche sul fine vita? Il corpo è mio e decido io, teste di c… . Ha poi aggiunto che“un Paese civile deve permettere a chi è malato gravemente di andarsene. La vita è un dono, ma se diventa sofferenza, si può anche rinunciare”.